giovedì 13 settembre 2007

Amico barbone

Tutto inizio' agli inizi di Settembre dell'anno 2007, una calda mattinata a Venezia. Camminavo a testa bassa, assorto nei miei pensieri, ero appena sceso da un battello dopo aver letto un brano di Herman Hesse chiamato Iris...

Un barbone seduto sullo scalino lieve di una porta, mi ha salutato nella moltitudine di gente che mi circondava. Lo avevo appena sorpassato quando sento: "Ciao!", e nel tempo che le mie orecchie percepivano il saluto e cercavano di elaborarlo ancora: "Ciao!"...
Mi sono voltato, ed ero proprio io il destinatario di quell'improbabile saluto...
Gli ho risposto: "Ciao", ed in quel momento, mentre alzava la sua mano e richiudeva il pugno nel verso classico del saluto, è successo qualcosa...
L'ho fissato per pochi istanti e mentre rigiravo il capo sui miei passi, l'immagine di quell'uomo si impadroniva di me; era come se io fossi entrato nel suo corpo ed immediatamente un nodo alla gola ed il desiderio di prorompere in un urlo di tristezza e di dolore...
Continuavo a camminare come un automa con questa sensazione dentro e la voglia di girarmi e tornare indietro e stringere quell'uomo in un abbraccio e donargli tutto quello che di prezioso avevo in tasca... Non ho fatto nulla, ho solo conservato il nodo che mi attanagliava la gola... E dentro di lui ci sono stato io per qualche istante...


Perché un semplice ciao, può innescare tali e complicate reazioni?
Perché in un semplice ciao può essere racchiuso il significato di una vita intera, come può esserlo il frullo d'ali di un passero...
E' il filtro fine della nostra coscienza sveglia e recettiva che può percepire dal poco il tutto, dal semplice il massimo della complicazione. E così, condividendo le nostre esperienze ed emozioni, dimostriamo alla natura che non siamo solo un agglomerato di cellule viventi, ma siamo anima e sentimento, ragione ed irrazionalità...

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